
DICHIARAZIONE DI RINO GIULIANI VICEPRESIDENTE
DELL’ISTITUTO FERNANDO SANTI
Da oggi l’immigrazione clandestina è reato ma chi si occupa d’inclusione sociale?
Al senato la maggioranza di governo ha approvato il cosiddetto “pacchetto sicurezza” che in particolare introduce il reato di immigrazione clandestina.
La norma nega o restringe agli immigrati fondamentali diritti quando la tutela dei diritti umani dovrebbe valere in ogni situazione per tutti.
Soprattutto nei periodi quale l’attuale di profonda crisi economica va evitato quella che il presidente Napolitano ha definito “retorica pubblica che non esita ad incorporare accenti d’intolleranza o xenofobia”.
Con il citato voto il senato non sembra purtroppo aver raccolto questo appello preoccupato del Capo dello stato.
La sicurezza di tutti i cittadini non la si garantisce dichiarando reato perseguibile per legge l’immigrazione che avviene fuori dalla previsione della legge Bossi-Fini ma adeguando per i fini d’istituto le forze dell’ordine.
Al governo centrale ma anche alle autonomie locali si chiede, attivando la sussidiarietà istituzionale, di impostare, in modo serio, programmato ed organico scelte pubbliche mirate alla inclusione sociale ed alla lotta alle povertà ed alle diseguaglianze.
La delega di fatto data al settore no profit, anche in tema d’immigrazione rappresenta sempre più una scelta di “stato minimo”, un abbandono di campo e dalle pubbliche responsabilità e non la necessaria feconda integrazione fra stato e terzo settore. Il solo attivismo di governo, quello in tema di respingimenti non selettivi, discrimina ma non risolve il problema dell’accesso programmato di persone immigrate.
Maggioranza ed opposizione in parlamento, a turno liberisti o mercatisti, quando l’oggetto da tutelare è l’impresa o il settore industriale, dovrebbero riconsiderare lo stato del peculiare welfare italiano.
Oggi in Italia il “fai da te” delle famiglie, degli “assegni di cura” e dei “voucher” rappresenta lo scaricabarile del sistema disegnato dalla L 328/2000. Partendo da una lettura dei costi e dei risultati, pur nella differenziazione di ruolo va trovato insieme dal governo e dalla opposizione, in modo condiviso, un accordo che riguardi anche gli immigrati: per come accogliere e per come far abitare, lavorare, andare a scuola, essere curati, insomma far vivere accanto ed insieme a noi in Italia, senza discriminazioni gli immigrati e le loro famiglie. Titolari di pari diritti e doveri civici dobbiamo tutti ritrovarci, attuando l’art. 3 della costituzione, nella edificazione del futuro, di una società solidale, più giusta, più aperta.
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